Che cos’è il roleplaying: due stili a confronto
Pubblicato il 14/1/2026
Che cos’è davvero il roleplaying in un gdr?
Quando si parla di roleplaying in un gioco di ruolo, molti pensano subito a voci strane, recitazione teatrale e monologhi da serie tv. In realtà, la definizione più semplice ed efficace è molto più concreta: fare roleplay significa prendere decisioni come il tuo personaggio, non come te stesso. In un buon gioco di ruolo i partecipanti assumono il ruolo di un personaggio in un mondo immaginario e ne interpretano scelte, reazioni ed emozioni all’interno di una storia condivisa.
Le azioni hanno conseguenze, regolate da un sistema di regole, e l’insieme di queste scelte costruisce la storia della campagna.
La voce in falsetto, l’accento, il monologo drammatico sono solo strumenti opzionali. Il cuore del roleplay è chiedersi “cosa farebbe il mio personaggio in questa situazione” e agire di conseguenza, anche quando sarebbe più comodo o più conveniente fare altro dal punto di vista del giocatore.
Due modi molto diversi di giocare: teatrale e conversazionale
Nella pratica, ai tavoli di gioco emergono spesso due stili quasi opposti. Un recente thread su Reddit, nato proprio dalla domanda “what is roleplaying?”, ha messo a confronto due gruppi che molti giocatori riconosceranno immediatamente. Il primo stile è quello più teatrale, molto simile a quello che si vede in alcuni actual play famosi. Le sessioni sono piene di dialoghi recitati, ogni personaggio non giocante ha una voce diversa, e ogni scena viene giocata nei dettagli, dal tragitto verso il castello alle contrattazioni al mercato. Il game master prepara una trama piuttosto rigida e spesso esiste una leggera dinamica di opposizione fra GM e giocatori.
Il secondo stile è più conversazionale. Al tavolo si alternano momenti in cui si parla “come il personaggio” e momenti in cui si discute apertamente di cosa sta succedendo nella fiction. I giocatori partecipano attivamente alla costruzione del mondo, fanno domande, propongono spunti e il game master non è un avversario ma una sorta di facilitatore. Questo tipo di gioco ricorda molto l’approccio di sistemi come i PbtA o i giochi Forged in the Dark, dove il manuale insiste sul concetto di “gioco come conversazione”.
Acting contro roleplay: una distinzione importante
Una delle idee più interessanti emerse nelle discussioni online è la distinzione tra recitazione e roleplay. Recitare significa concentrarsi sulle modalità espressive, come voce, gestualità e performance. Fare roleplay, invece, significa rappresentare il personaggio attraverso le sue decisioni e il suo punto di vista sul mondo immaginario.
Un giocatore può essere un pessimo attore ma un eccellente roleplayer, se riesce a mantenere coerenza tra le azioni del personaggio, la sua storia e il suo modo di vedere le cose. Al contrario, qualcuno può sfoggiare accenti e monologhi perfetti ma prendere decisioni puramente ottimizzate per vincere lo scontro, ignorando completamente motivazioni e limiti del personaggio. I
In questo secondo caso la performance è forte, ma il vero gioco di ruolo è debole.
Molti giocatori esperti fanno notare che le scelte interessanti nascono quando si rinuncia a un vantaggio meccanico per rimanere fedeli al personaggio. Per esempio, un guerriero potrebbe decidere di restare a proteggere un alleato anche se sarebbe più strategico ritirarsi. Questo tipo di decisione è il cuore del roleplay, indipendentemente dal tono di voce usato al tavolo.
Quanto contano il sistema e la cultura del tavolo
Un dubbio ricorrente è se certi sistemi di gioco “creino” stili di roleplay diversi. Alcuni commentatori sottolineano che giochi come Apocalypse World e discendenti enfatizzano il gioco come conversazione, con regole pensate per spingere i giocatori a esplorare personaggi, relazioni e conseguenze narrative.
Allo stesso tempo, molti materiali di Dungeons & Dragons propongono avventure molto strutturate, piene di combattimenti e incontri tattici, il che incoraggia un approccio più legato a build e ottimizzazione. Non è però una regola assoluta, perché al tavolo conta moltissimo la cultura del gruppo. Esistono tavoli di D&D molto teatrali, altri estremamente tattici, e altri ancora che adottano spontaneamente uno stile conversazionale e collaborativo.
In altre parole il sistema influisce, ma il modo in cui il gruppo decide di usarlo è ancora più determinante. Manuali, actual play, articoli e forum contribuiscono a modellare l’idea di cosa sia “un buon roleplayer”, però ogni tavolo si costruisce le proprie abitudini e aspettative nel tempo.
Come definire il tuo stile di roleplaying
Chiedersi “che cos’è il roleplaying” non è solo una curiosità teorica. Capire cosa ti piace davvero al tavolo ti aiuta a scegliere meglio giochi, gruppi e campagne. Alcuni giocatori cercano soprattutto la performance e la drammaticità delle scene. Altri preferiscono la co-creazione di storie, con grande spazio per la conversazione meta e la progettazione condivisa della fiction. Altri ancora sono più interessati alle sfide tattiche e all’avanzamento del personaggio. Un buon punto di partenza è provare a formulare la tua definizione personale. Se dovessi spiegare il roleplaying senza nominare voci buffe o recitazione, cosa diresti.
Molti veterani lo riassumono così: prendere decisioni significative in un mondo immaginario, dal punto di vista del proprio personaggio, insieme ad altri giocatori che fanno lo stesso. Osservare il tuo gruppo attraverso questa lente ti permette di individuare eventuali squilibri. Se tutti vogliono una storia intensa e collaborativa ma il tavolo è dominato da ottimizzazione numerica e dungeon senza conseguenze narrative, forse è il momento di cambiare sistema, stile di conduzione o aspettative. Se invece tutti sono felici di un approccio leggero e tattico, non c’è nessun obbligo di trasformare la campagna in un dramma teatrale.
Tutti roleplayano, ma in modo diverso
Al netto delle discussioni online e delle etichette, la maggior parte dei gruppi che gioca a un gioco di ruolo sta già facendo roleplay. La differenza non è tra chi fa “vero” gioco di ruolo e chi no, ma tra preferenze diverse su quanto spazio dare alla recitazione, alla tattica, alla co-creazione della storia e alla struttura preparata dal game master.
La definizione più utile resta semplice e inclusiva. Il roleplaying è il processo attraverso cui i giocatori prendono decisioni come il loro personaggio, all’interno di un mondo condiviso regolato dal gioco. Il resto, dalle voci ai monologhi, dagli schemi tattici al worldbuilding collaborativo, sono tutti modi diversi di esprimere la stessa attività di base. Capire quale combinazione ti diverte di più è il passo successivo per costruire tavoli più consapevoli e campagne più soddisfacenti.
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