Estetica e leggibilità nei gdr Borg: quando il layout serve davvero

Pubblicato il 31/12/2025


Che cosa conta di più in un gioco di ruolo da tavolo in stile “Borg”? Un layout spettacolare o una leggibilità immediata? Negli ultimi anni la discussione attorno a Mörk Borg ha messo al centro proprio questo tema, mettendo in luce quanto il confine tra artbook e manuale di gioco sia sottile. In questo contesto, un gioco come Borg of Pripyat mostra che si può scegliere un’estetica forte senza rinunciare alla semplicità di consultazione.

Quando il manuale diventa un artbook

Mörk Borg è diventato un punto di riferimento dell’estetica artpunk. Pagine sature di colore, font estremi, impaginazioni che sembrano poster di un concerto metal più che un regolamento. Tutto questo colpisce subito, rende il libro memorabile e ha aperto la strada a un’intera famiglia di giochi “borg”. Ma non tutti i giocatori vivono questo approccio allo stesso modo. Nelle discussioni online emerge spesso una critica ricorrente. Il manuale è bellissimo da sfogliare, ma difficile da usare al tavolo. Testo che si perde nello sfondo, informazioni spezzate, tabelle non sempre facili da individuare.

In pratica, l’oggetto funziona benissimo come manifesto estetico, meno come strumento pratico.

Cosa vogliono davvero i giocatori

Ascoltando la community di Reddit, una cosa appare chiara. I giocatori non chiedono di rinunciare alla grafica, ma vogliono che il manuale resti prima di tutto leggibile e usabile. Vogliono poter trovare una regola in pochi secondi, riconoscere le sezioni a colpo d’occhio, usare il PDF o il libro senza doversi “difendere” dalla pagina. In molte discussioni si ripete lo stesso concetto. Un buon layout non è quello più spettacolare, ma quello che aiuta il lettore a orientarsi.

Il rischio dei manuali troppo estremi è semplice. Il gioco fa parlare di sé, ma viene giocato meno spesso, proprio perché consultarlo è faticoso. Da qui nasce l’idea che “un cattivo layout può rovinare un grande gioco”.

Borg of Pripyat come risposta al problema

Borg of Pripyat si inserisce in questo dibattito con una scelta precisa. Vuole rimanere riconoscibile come gioco “borg”, con un’ambientazione forte e una direzione artistica netta, ma lavora per mantenere il manuale chiaro, leggibile e pratico. L’azione si svolge in un 1991 sovietico post apocalittico, tra rovine radioattive, fazioni disperate e missioni sul filo del rasoio, e questo tono emerge subito anche dalla veste grafica.

La differenza sta nel modo in cui estetica e informazioni vengono organizzate. Il regolamento è descritto come semplice, diretto e facile da apprendere, con sezioni distinte per regole, personaggi, equipaggiamento, pericoli e strumenti per il game master. La grafica accompagna il contenuto invece di sovrastarlo. Le pagine restano evocative, ma il testo mantiene spazio, gerarchie e contrasto sufficienti per essere letto e usato in sessione. Il cuore del lavoro su Borg of Pripyat è proprio questo equilibrio. La scelta non è stata “meno stile”, ma “stile guidato da un obiettivo chiaro”. Le illustrazioni sostengono l’atmosfera sovietica decadente, le mappe e gli elementi grafici raccontano il mondo, mentre il layout è costruito per restare consistente e prevedibile: quando cerchi una tabella o una regola, sai più o meno dove trovarla e come sarà presentata.

È un approccio che tiene conto di ciò che i giocatori chiedono sempre più spesso. Manuali belli da sfogliare, ma che possano essere usati senza sforzo dal game master e dal tavolo. In questo senso Borg of Pripyat funziona come esempio concreto di come si possa mantenere un’identità visiva forte e allo stesso tempo offrire un’esperienza di lettura fluida, sia nella versione cartacea sia nella versione PDF.

Perché questo equilibrio è il futuro dei giochi Borg

L’esperienza degli ultimi anni mostra che l’estetica ad alto impatto è potentissima per farsi notare. Ma è la leggibilità a determinare quanto a lungo un gioco rimane sul tavolo. Progetti come Borg of Pripyat dimostrano che non è necessario scegliere tra le due cose. È possibile progettare manuali che siano allo stesso tempo oggetti d’arte e strumenti funzionali.

Per chi crea e gioca nel mondo dei “Borg”, questa è forse la direzione più interessante. Usare la forza dell’immaginario artpunk, ma con un’attenzione costante alla struttura del testo, al flusso di lettura e all’esperienza concreta di chi, al tavolo, deve tirare i dadi, prendere decisioni e consultare il manuale in pochi secondi.

In questo spazio, Borg of Pripyat si propone come un esempio di come estetica e semplicità possano convivere senza annullarsi a vicenda.

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