Perché continuiamo a fare il master nei giochi di ruolo

Pubblicato il 24/1/2026


Chi fa il master da anni prima o poi si pone sempre la stessa domanda: perché continuo a fare il GM? A volte la preparazione pesa, l’organizzazione del gruppo è stressante e ci si sente quasi “obbligati” a tenere in piedi il tavolo. Eppure, nonostante tutto, molti di noi non smettono mai davvero di stare dietro lo schermo.

In questo articolo vediamo perché tanti giocatori scelgono di essere sempre GM, cosa rende così speciale questo ruolo e come evitare di trasformarlo in un lavoro che porta solo stanchezza e burnout. Se ti sei mai chiesto se ne valga ancora la pena, questa riflessione è per te.

Il piacere di fare il master

Per molti giocatori il master non è un sacrificio, ma la parte più divertente del gioco di ruolo. C’è chi dice apertamente che preferisce masterare nove volte su dieci rispetto a fare il giocatore, perché il ruolo di GM permette un controllo creativo e una partecipazione continua alla storia che nessun personaggio singolo potrà mai avere.

Essere master significa avere sempre qualcosa da fare: ascoltare i giocatori, reagire alle loro idee, intrecciare trame, dare voce agli NPC, gestire il ritmo delle scene. Per chi si annoia facilmente quando non è il proprio turno o fatica a restare concentrato, fare il GM può essere il modo più naturale per rimanere coinvolto al tavolo.

Creatività, storie condivise e soddisfazione

Molti master descrivono il loro ruolo come il loro sbocco creativo principale. Preparare avventure, costruire ambientazioni, pensare a PNG memorabili e situazioni interessanti è simile a scrivere un romanzo, con una differenza fondamentale. Qui il pubblico risponde in tempo reale e contribuisce a plasmare la storia.

La vera ricompensa è vedere i giocatori sorprendersi, emozionarsi, ridere o rimanere in silenzio quando una scena colpisce nel segno. L’idea di “raccontare storie con gli amici” è una delle motivazioni più forti che spinge i GM a continuare. Ogni campagna lascia dietro di sé aneddoti e momenti memorabili che diventano parte del linguaggio del gruppo, e sapere di averli resi possibili è estremamente appagante.

Accanto al piacere, però, esiste anche il lato più faticoso del ruolo. In molti gruppi chi fa il master è anche quello che organizza le sessioni, tiene il calendario, ricorda a tutti i giocatori gli orari e spesso gestisce anche gli strumenti online. Questo carico organizzativo finisce per sommare al lavoro creativo e alla gestione del tavolo.

C’è poi la sensazione, molto comune, che se non masteri tu, il gruppo non gioca. Essere l’unico GM disponibile può trasformare una passione in una responsabilità che pesa sulle spalle. Quando la preparazione diventa pesante, quando devi continuamente salvare campagne in crisi o gestire conflitti al tavolo, il rischio di burnout è reale.

Preparazione, improvvisazione e sistemi che aiutano

Uno dei modi più efficaci per continuare a fare il master senza bruciarsi è imparare a ridurre il carico di preparazione. Molti GM hanno scoperto che non serve più passare ore a scrivere ogni dettaglio della sessione. Al contrario, preferiscono preparare solo ciò che è davvero necessario e affidarsi all’improvvisazione per il resto.

Alcuni giochi e strutture aiutano molto in questo senso. Sandbox con fazioni attive, tabelle casuali ben scritte, moduli brevi e intensi, sistemi pensati per supportare l’improvvisazione e la collaborazione consentono di ottenere 3–4 ore di gioco con una preparazione minima. In questo modo il master si concentra su spunti, situazioni e conseguenze, invece che su trame rigide e script completi.

Oltre agli aspetti tecnici, c’è una ragione semplice per cui molti GM continuano: il gioco di ruolo è una delle poche occasioni stabili per vedere gli amici. Avere una campagna in corso significa avere un appuntamento regolare, dove si stacca dai dispositivi e si condivide del tempo di qualità intorno a un tavolo, fisico o virtuale. Per alcuni, fare il master è anche un modo per prendersi cura del gruppo. Preparare una buona sessione, creare momenti intensi o divertenti, adattare il gioco ai gusti di chi partecipa viene percepito come una forma di “servizio” volontario. Finché questo resta una scelta consapevole e non un obbligo, può essere una fonte importante di soddisfazione personale.

Essere sempre gm: problema o scelta consapevole

La figura del GM porta con sé una certa ambivalenza. Da un lato ci sono persone che stanno bene in questo ruolo e non sentono il bisogno di cambiare. Si divertono di più a masterare che a giocare, preferiscono avere il controllo del tono della campagna, del sistema usato e del tipo di storie raccontate. Per loro essere sempre il GM è una scelta serena. Dall’altro lato ci sono master che rimangono bloccati nel ruolo perché nessun altro vuole provarci, o perché temono che, mollando, il gruppo si sciolga. In questi casi vale la pena fermarsi e ragionare su come ridistribuire il carico, ad esempio proponendo mini campagne con rotazione del GM, one shot dove un’altra persona prova il ruolo, oppure alternando sistemi più leggeri a campagne lunghe.

Per capire se ha senso continuare a fare il master bisogna prima chiedersi cosa ti piace davvero del ruolo e cosa invece ti consuma. Fai un elenco onesto di entrambe le cose. Se scopri che la soddisfazione viene soprattutto dalla creatività, dalla reazione dei giocatori e dalla socialità, allora puoi lavorare per ridurre tutto il resto che appesantisce l’esperienza.

Puoi sperimentare nuovi sistemi che richiedono meno preparazione, accordarti con il gruppo su una frequenza più sostenibile, introdurre sessioni con meno preparazione, con struttura più semplice o modulare. A volte basta anche solo smettere di voler controllare ogni dettaglio e lasciare più spazio alle decisioni dei giocatori per ritrovare il piacere spontaneo di fare il GM.

Una domanda onesta da farti come master

Alla fine tutto si riassume in una domanda semplice. Se togli il senso di dovere verso il gruppo, ti rimane ancora la voglia di masterare? Se la risposta è sì, allora il tuo ruolo di GM continua a essere un pezzo importante del tuo modo di giocare, creare e stare con le persone che ti sono care.

Se invece la risposta è no, non è un fallimento. È un segnale che forse è il momento di prendersi una pausa, provare a fare il giocatore per un po’, esplorare altri sistemi o semplicemente cambiare ritmo. Fare il master dovrebbe essere una scelta, non una gabbia. Capire perché continui a farlo è il primo passo per renderlo di nuovo un’esperienza sana e gratificante, per te e per il tuo tavolo.

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